Morire a Palermo

Morire a Palermo, diario di un democratico uruguaiano

Fernando Loustaunau, 2017

L’esistenza di José Enrique Rodó (Montevideo 1871-Palermo 1917) fu strettamente legata al mestiere di intellettuale e di politico, all’azione civile, al pensiero, alla scrittura, ai libri. Guida spirituale della gioventù ispanoamericana, Rodó espresse per la prima volta il proprio pensiero nel 1900 in un libro fondamentale intitolato Ariel, che si presenta nella recente edizione italiana. Nel 1916 l’autore uruguaiano venne in Europa come corrispondente della rivista argentina Caras y Caretas e dedicò diversi articoli all’Italia, alcuni dei quali figurano nell’antologia Sulla strada di Paros. Dal canto suo, lo scrittore contemporaneo Fernando Loustaunau, direttore del museo de Artes Decorativas di Montevideo, è voluto entrare nella solitudine degli ultimi giorni di vita di Rodó, per recuperare e restituirci, sotto una soffusa malinconia, come scrive Antonella Cancellier nell’introduzione all’edizione italiana del romanzo, “un Rodó intimo, trasgressivo, arguto, insolente e provocatore, divertente e ironico”. All’inizio di aprile del 1917, José Enrique Rodó si stabilisce nel sontuoso Hotel des Palmes, a Palermo, in Sicilia. È solo e malato, reduce da un viaggio di nove mesi come corrispondente di Caras y Caretas . La destinazione finale è Parigi, ma il suo stato di salute si aggrava di giorno in giorno, e muore a Palermo la mattina del 1 ° maggio. In “Diario de un demócrata moribundo”, lo scrittore e docente uruguaiano, Fernando Loustaunau, entra nell’intimità degli ultimi giorni della vita di José Enrique Rodó e scrive una sorta di diario intimo autobiografico del compatriota intellettuale, in cui l’autore di Ariel analizza lo stato della cultura del suo tempo e espone la sua particolare percezione del mondo e della società.