
Il mare dell’oblio
Rubén Tizziani
Io evocherò storie d’amore, tristezze, follie, abbandoni e morti. Testimonierò del tempo interrotto, delle smisurate geografie, della vita che fu, di quella che immaginammo. Per questo sono stata messa al mondo: per essere la memoria; e per recuperare l’eco dimenticata delle parole, il calore dei corpi, l’imprecisa forma dei volti. Io testimonierò, ricorderò per tutti. Perchè questo era l’ordine, il destino indicato dalla voce quando parlò per la prima volta. Non discese da un furioso cielo incupito, non scatenò tuoni, cataclismi, né grida di spavento. Semplicemente, si fede udire, eterna, inestinguibile: tu sarai la memoria, disse. Come ad altri annunciò: predicherai la verità o la menzogna: partorirai con dolore; morirai sul rogo […].
Tuttavia, non solo fui scelta per ricreare storie, momenti sacri nella vita della gente; mi furono anche affidati i riti, le preghiere, le invocazioni a quella volontà imperscrutabile che regge il destino e che, supposi, giunto il momento avrebbe dissigillato le chiavi del ricordo. Ma ero solo un’illusione: dietro ogni immagine, dietro ogni litania ripetuta, si rannicchiava la perversa tentazione dell’oblio.

