
Il diario segreto di Pietro De Angelis
Maria Rosa Lojo
Io, Pietro De Angelis, ho bisogno di ricordare che in un’altra vita, in altro tempo, ero un efficiente diplomatico che frequentava i saloni di Parigi e la casa del conte Grigorii Vladimirovich Orlov, che apposi la mia firma sulla Revue Entropéenne e sulla Revue Encyclopédique, che ero amico di Destutt de Tracy e del Barone von Humbolt. Sono qui da quasi tre anni, in questo confine del pianeta, portato da Rivadavia, colui che aveva il fascino da oratore e le delicate fantasie in una testa troppo grande per il suo povero mondo. Ed io, il massone, il carbonaro, che non credeva nè crede nel Nostro Signore Gesù Cristo, credetti in lui. Dopo aver letto con indifferenza le belle favole della Genesi e del Giardino dell’Eden, finii per prestare cieca fede ai racconti, non meno belli e non meno favolosi, del Rio della Plata e le sue mele dorate.

