
Ostinata ferita
Mirta Yáñez
E, com’era L’Avana di allora, signori miei! Una pentola in ebollizione, un vortice, una perenne confusione […] Di notte, soprattutto di notte, il tempo non passava. Come se il tempo non ci stesse per finire mai.
[…]
All’improvviso Lola sentì il bisogno impellente di tornare indietro. Doveva rientrare. Ma dove? Erano passate molte ore e di certo la stavano aspettando. Ma chi, chi la stava aspettando? SI era fatto troppo tardi… ma tardi per che cosa? Le case cadenti, gli arbusti rinsecchiti, gli sguardi ostili dei passanti, li immaginava come un atto di espiazione, per chissà quali peccati. La Defunta. Forse era la Defunta che con quella rappresentazione di rovina le stava imponendo il senso di smarrimento provocato dai ricordi? Perdono, perdono chiese dal profondo dell’anima. Come se indovinasse i suoi pensieri la donna che parlava da sola le disse: “e L’Avana muore…”.

